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IL PESO DELLA BUROCRAZIA SULLE PICCOLE E MEDIE IMPRESE

Intervista - Sangalli Carlo
Venturi Marco
LA VITA DIFFICILE DEL PICCOLO IMPRENDITORE ITALIANO
La pluralità degli adempimenti e la molteplicità dei soggetti amministrativi coinvolti per ogni singolo atto amministrativo è incomprensibile ed inaccettabile per gli effetti che ha sulle imprese. E l’'attuale periodo di crisi ha amplificato l’esigenza di semplificazione amministrativa. Snellire le procedure incrementerebbe infatti la competitività del sistema economico. E' indispensabile però innanzitutto mettere a disposizione delle imprese una legislazione in tema di adempimenti amministrativi immediatamente comprensibile dagli utenti finali. Carlo Sangalli e Marco Venturi sono Presidenti di due organizzazioni importanti. Con loro abbiamo fatto un viaggio tra i lacci e i lacciuoli che impediscono alle nostre aziende di crescere, tra le tasse burocratiche che gravano sui piccoli e medi imprenditori.



Si dice che oggi in Italia gli imprenditori passino più tempo a risolvere piccoli o grandi problemi burocratici che a lavorare per la crescita della propria azienda. È esagerato o c'’è più di qualcosa di vero?

Sangalli -
Non è affatto esagerato. La complessità del mondo in cui operano le nostre imprese deriva da una molteplicità di regole - dalle normative sul lavoro a quelle fiscali, da quelle ambientali a quelle sulla sicurezza del lavoro, dalla prevenzione incendi alla privacy – che, di fatto, sottraggono consistenti quote di tempo e risorse alla gestione dell’attività d’impresa.

Venturi - Sul versante “deregulation”, almeno per il settore del commercio, si è fatto molto, a partire dalla riforma “Bersani”, che ha soppresso prima i requisiti professionali per il settore non alimentare ed il registro per gli esercenti commerciali (REC), poi le autorizzazioni per i piccoli esercizi di vicinato; in seguito ha assoggettato a SCIA l’avvio di una serie di attività, fra le quali, oltre agli stessi esercizi di vicinato, la gran parte delle attività dei pubblici esercizi, facendo salve le eventuali programmazioni basate su criteri qualitativi. Anche con riferimento all’'apertura delle grandi strutture di vendita (ipermercati, centri commerciali, factory outlet) le programmazioni regionali sono “tarate” ormai sull’urbanistica, considerandosi superate le programmazioni impostate su contingenti e parametri numerici. Per non parlare degli orari, ormai liberi in gran parte delle città italiane per effetto della recente liberalizzazione nei comuni turistici (ma anche nelle altre città è possibile derogare all’'obbligo di chiusura domenicale e festiva per un numero considerevole di date). Da questo punto di vista il settore commerciale “ha già dato”, diversamente da altri comparti protetti, in specie professioni e servizi pubblici. Diversa è la situazione relativa allo snellimento degli oneri burocratici a vantaggio delle imprese. Le procedure sulla “comunicazione unica” e sulla “impresa in un giorno”, la revisione della disciplina dei SUAP costituiscono altrettante meritevoli iniziative, ma molto va fatto in termini di innovazione dei servizi dell’'Amministrazione: da questo punto di vista alcune riforme, in primis quella degli Sportelli Unici, scontano incredibili ritardi e ci mostrano un Paese “a due velocità”, ciò che inevitabilmente impedisce alle imprese di vaste zone del territorio di poter decollare. Per non parlare di alcune norme, specie di natura fiscale ed ambientale, che costituiscono un formidabile disincentivo alla crescita: duplicazione delle imposizioni, difficoltà per gli operatori di conoscere in anticipo quanto pesino i tributi locali sulle gestioni, controlli ripetuti e farraginosi, SISTRI, sono le voci più temute.



Qual è il conto che paga l’imprenditore, in termini di tempo e di costi, a fronte agli “oneri burocratici”?

Venturi -
Un'’impresa di piccole-medie dimensioni possiamo stimare che questa debba impegnare circa 3/4 giornate al mese in media per far fronte alle varie necessità. Dal punto di vista dei costi (diretti ed indiretti, ossia bolli, conti correnti, giornate di lavoro perdute, ecc.) possiamo parlare di 4/5mila euro l’anno.

Sangalli - Oggi la “tassa della burocrazia” costa alle imprese circa 17 miliardi di euro l’anno. Un conto decisamente troppo salato. Senza contare, come emerso da una nostra recente indagine, che le imprese destinano ogni mese 5-6 giornate/uomo allo svolgimento degli adempimenti amministrativi, mentre per ottenere le autorizzazioni per costruire un magazzino – tanto per fare un esempio - devono espletare 17 pratiche, aspettare mediamente 284 giorni, contro i 69 degli Stati Uniti, e spendere oltre 34 mila euro, il triplo rispetto alla Spagna. Insomma, si tratta di numeri tutt'’altro che marginali che rendono sempre più indispensabili interventi immediati da parte del Governo.



C'’è qualche iniziativa adottata che si inserisce nella giusta direzione, oppure a suo parere fino ad oggi poco o nulla si è fatto per venire incontro a chi ha un'’impresa o intende costituirla?

Sangalli -
Grazie alla costante sollecitazione delle imprese e della stessa Unione europea, molte iniziative sono state avviate negli ultimi anni come quella che ha dato avvio, a livello scientifico, all’'attività di misurazione degli oneri amministrativi. Sulla stessa linea vanno ricordati anche gli Sportelli Unici per le Attività Produttive, la Comunicazione Unica per la nascita di impresa e, più di recente, grazie all’emanazione a livello comunitario dello Small Business Act, l’introduzione del principio di proporzionalità, ovvero il dimensionamento delle regole in relazione alla dimensione dell’impresa. Da ultimo va segnalata l'’approvazione dello Statuto delle imprese che, ci auguriamo, possa contribuire in modo decisivo ad una maggiore considerazione del ruolo dell’'impresa nel nostro Paese.

Venturi - E’ molto interessante la previsione del ruolo dell’Agenzia per le imprese, che consentirebbe, se gestita in modo intelligente, di “svecchiare” la Pubblica Amministrazione e svincolare ulteriormente le imprese da lunghi tempi di attesa. Il problema è un insufficiente dialogo tra Amministrazione centrale e Regioni, oltre che l'’assoggettamento dell'’impresa a controllo del SUAP anche nel caso in cui le pratiche di avvio dell’attività siano gestite dall’Agenzia. Questo certo non agevola il decollo di quest’'ultima.



Semplificare, deregolamentare, abrogare vecchie leggi a favore di altre più efficienti e moderne. Perché non si fa? Quali sono, a suo parere, i motivi che impediscono alla macchina amministrativa di trasformarsi in un volano allo sviluppo economico?

Venturi -
Sembra ovvio che semplificazione e razionalizzazione delle leggi costituiscano la via maestra. Alcune iniziative, come il famoso “taglialeggi”, al di là della bontà del proposito, sembrano però più iniziative demagogiche che altro. La realtà è che il modo di procedere del legislatore spesso appare “schizofrenico”. Mentre si procede a delegificare, i provvedimenti delle varie amministrazioni si sovrappongono e danno luogo ad una moltiplicazione delle regole applicabili ad una stessa fattispecie, a volte irrazionalmente sovrapponibili. A ciò si aggiunge una qualità della legislazione che purtroppo tende a scadere.

Sangalli - Il problema fondamentale è di tipo culturale perché, ancora oggi, vige la convinzione che determinate funzioni debbano sempre e comunque essere appannaggio della pubblica amministrazione. Al contrario, la realtà ci ha dimostrato che la P.A. non sempre è in grado di svolgere in modo efficiente i molteplici compiti che le sono affidati. Per questo siamo convinti che ci si debba muovere nella direzione di delegare ai privati quella attività amministrativa - ed è assai rilevante - che non richiede esercizio delle funzioni discrezionali tipiche della pubblica amministrazione. Un vero e proprio tabù che, ci auguriamo, la costituzione delle Agenzie per le imprese possa finalmente rimuovere.



Quali sono le misure che indicherebbe assolutamente necessarie per snellire questo rapporto imprenditoria/burocrazia?

Sangalli -
Ci sono senz'’altro buone norme nell’'ordinamento che vanno in questa direzione, ma la mancanza di un adeguato sistema sanzionatorio fa sì che quelle stesse norme non siano in grado di contrastare l’'inerzia delle Amministrazioni o, peggio, atteggiamenti non rispettosi delle nuove disposizioni. Pertanto, uno dei problemi principali da affrontare è proprio quello di rafforzare e garantire l’'attuazione e il rispetto di questi principi.

Venturi - Occorrerebbe certamente lasciare maggiore spazio a procedure di “autoregolazione”, all’'autocertificazione, al ruolo di supporto delle Associazioni imprenditoriali.



Sarà anche la volta buona per le “Zone a burocrazia zero” più volte ipotizzate, ma che non hanno mai visto la luce?

Venturi -
La previsione, nella “Legge di stabilità”, che in via sperimentale e fino al 31 dicembre 2013 la disciplina si applica su tutto il territorio azionale, unitamente all'’altra, secondo cui in caso di mancato rispetto dei termini per i procedimenti ordinari di cui al decreto sul SUAP l’adozione dei provvedimenti che comportano avvio di un’'impresa è rimessa all'’Ufficio locale di Governo sembra voler dare una vera scossa all'’istituto. Occorre ora attendere l’istituzione degli Uffici locali e verificare la relativa efficienza per dare un giudizio effettivo.

Sangalli - A questo proposito mi sembra che le ultime modifiche siano un po’ frettolose e poco meditate. E siccome il nostro, come dicevo all'’inizio, è un sistema amministrativo complesso e in cui ogni modifica incide su procedimenti amministrativi consolidati, occorre prima individuare ed eliminare i colli di bottiglia e armonizzare le molteplici competenze in gioco. Altrimenti, l’introduzione di provvedimenti “taumaturgici” corre il rischio di essere del tutto inefficace.



Si parla sempre delle tante aziende che nascono sul nostro territorio e poco di quelle che chiudono. Quali conseguenze e di che tipo paga l’imprenditore per la chiusura della propria attività?

Sangalli -
Conseguenze economiche anzitutto, per la distruzione di ricchezza spesso familiare con la quale si spera di garantire un futuro ai propri figli. Ma anche psicologiche perché il senso di frustrazione che deriva dalla chiusura assume assai spesso, soprattutto per i neo imprenditori, il significato di una sconfitta personale prima ancora che imprenditoriale. Ed è evidente che queste situazioni risultano acuite nell’attuale fase caratterizzata da una scarsa crescita economica e da una domanda per consumi stagnante che hanno portato, nei primi nove mesi dell’anno, alla chiusura di oltre 150 mila imprese del commercio e dei servizi.

Venturi - La chiusura di un'’attività in essere da lungo tempo (si consideri il caso delle attività gestite da imprese familiari e tramandate di padre in figlio), ancor di più di attività “storiche”, è – oltre che una sconfitta per l’imprenditore e la persona – una seria perdita per il tessuto sociale e il territorio. Ma anche il fallimento di una nuova iniziativa imprenditoriale va considerato un fatto grave, poiché crea sfiducia nella possibilità di intraprendere e disillusione nelle giovani generazioni.



Un’'ultima domanda. Qual è il supporto della sua organizzazione alle aziende e agli imprenditori aderenti? Come agite e con quali risultati?

Venturi -
La Confesercenti, da un quarantennio, supporta gli imprenditori associati, oltre che nel sostenerne la causa e rappresentarne gli interessi al più alto livello, fornendo tutti i servizi, soprattutto quelli innovativi, al fine di consentire all’imprenditore di dedicarsi pienamente alle sue “normali” occupazioni, sentendosi comunque sicuro di avere a fianco quelle figure professionali che, secondo un ottimale rapporto qualità/prezzo, possano affrancarlo dal peso degli adempimenti burocratici.

Sangalli - La Confederazione si muove su due piani: a livello nazionale, con una continua attività di stimolo e di proposta al Governo e con la partecipazione ai tavoli istituzionali sulla semplificazione; a livello locale, tramite le sue articolazioni territoriali – 105 associazioni provinciali e 20 unioni regionali – e con un supporto diretto consulenziale alle sue 700 mila imprese associate.





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