Rita Ammassari e Maria Teresa Palleschi sono responsabili, presso l'Isfol, di un'area di ricerca, denominata Progetto Ambiente-Ifolamb. Svolgono, da anni, indagini, ricerche e sperimentazioni sui temi dell'educazione, della formazione e dell'occupazione in campo ambientale; hanno realizzato IFOLAMB (Informazione Formazione Orientamento Lavoro AMBientale), un sistema informativo alimentato dai risultati delle attività realizzate dall'Area. Si evidenziano le indagini censimentali sull'offerta formativa ambientale, le indagini sulla spendibilità nel mercato del lavoro di segmenti formativi significativi ambientali, le ricerche su figure professionali innovative per lo sviluppo sostenibile. Le abbiamo intervistate.
Stiamo assistendo a livello mondiale alla nascita di una new green economy o è solo una percezione indotta dai media sulla scia “entusiastica” delle affermazioni di Obama in materia? Le affermazioni di Obama hanno avuto, innegabilmente, un grande impatto mediatico e segnano un'inversione di tendenza rispetto alla politica di Bush che aveva rifiutato di sottoscrivere il protocollo di Kyoto con la motivazione che non era possibile cambiare lo stile di vita degli americani; tuttavia, l'idea che l'ambiente sia un bene non solo da salvaguardare, ma anche da valorizzare con attività produttive e di servizio in chiave sostenibile e che può, quindi, produrre reddito e occupazione si è affermata anche prima di Obama. Negli ultimi anni, l'UE per contrastare la crisi climatica e per perseguire uno sviluppo sostenibile in termini di “carrying capacity” ha fissato obiettivi vincolanti “20, 20, 20 al 2020” nella riduzione delle emissioni di CO2. I vincoli imposti dalle preoccupazioni per la salvaguardia del pianeta rappresentano il motore di una nuova economia, rendendo l'attuale crisi economica ed occupazionale un'opportunità di cambiamento nella direzione di un new deal verde per ripensare politiche e sistemi di produzione e di consumo. I dati provenienti da diverse fonti sui trend occupazionali, a livello internazionale, comunitario e nazionale e le proiezioni al 2020, confermano la crescita di occupazione in settori di nuova economia in grado di produrre effetti non solo compensativi rispetto ai lavori tradizionali a forte impatto ambientale, ma anche di aprire prospettive incoraggianti per raccogliere, a livello planetario, la sfida dell'innovazione, della competitività, del lavoro e della capacità di futuro.
Rinnovabili, efficientamento energetico, controllo dell'inquinamento. Nel futuro quali tipi di investimenti in campo ambientale cresceranno maggiormente?I maggiori incentivi sono stati fino ad oggi in Italia concentrati principalmente sulle energie rinnovabili (eolico e soprattutto fotovoltaico). Continua a mancare un Piano Energetico Nazionale. Ci si augura che in futuro si investa sempre più nell'ottica di una strategia energetica che per essere sostenibile dovrà saper ottimizzare l'utilizzo non solo delle principali fonti di energie rinnovabili, ma anche investire sull'efficienza energetica il cui innalzamento è un buon indicatore di sostenibilità. Tutto dipenderà dalle scelte che si vorranno operare, ovvero se saranno di reiterazione dell'attuale modello di sviluppo attraverso la sostituzione delle fonti energetiche da non rinnovabili a rinnovabili, o di forte innovazione e cambiamento, sviluppando nuove modalità di coniugare innovazione, produzione e sistema dei consumi.
Qual è la forza trainante dei green business?A noi pare che leggere la green economy in un'accezione di green business come produzione di beni e servizi per il mercato, enfatizzi la stessa solo in termini di profitto, riconducendola all'interno dell'attuale modello di sviluppo, più che coglierne la grande capacità innovativa e la portata di “nuova rivoluzione industriale del XXI secolo”. Per questo è preferibile parlare di green economy come sistema integrato orientato alla sostenibilità che coinvolge il versante istituzionale come quello delle imprese, innovando modalità di produzione e di consumi. La pervasività della green economy è oggi un dato acquisito sia nei Paesi industrializzati che in quelli in via di sviluppo, ma per poter sviluppare ed ottimizzare le sue enormi potenzialità anche occupazionali, ha bisogno di aprirsi ad un'accezione più ampia di risparmio delle risorse in termini di fonti rinnovabili, materiali ecocompatibili, gestione integrata dei rifiuti, mobilità sostenibile, agricoltura a basso impatto ambientale, gestione delle acque e messa in sicurezza del territorio, prevenzione e minimizzazione di qualsiasi forma di inquinamento (aria, rumore, radiazioni etc.). Le ricerche realizzate dall'Area Progetto Ambiente-Ifolamb dell'Isfol sul mercato del lavoro ambientale attestano una rilevante crescita occupazionale fino al 2008; successivamente, pur a fronte di una contrazione dei livelli occupazionali complessivi, i dati evidenziano una sostanziale tenuta dell'occupazione ambientale e in particolare dell'occupazione femminile, valorizzata come risorsa in contesti organizzativi innovativi orientati alla sostenibilità.
Qual è la prospettiva dei cosiddetti fondi ambientali?Oltre agli interventi previsti dalla nuova programmazione 2007-2013 dei fondi strutturali, l'UE si è dotata di diversi strumenti che intendono contribuire al miglioramento delle condizioni ambientali e ridurre gli impatti dell'azione antropica sull'ambiente. Attraverso il Settimo Programma Quadro di Ricerca e Sviluppo Tecnologico (7° PQ), nell'ambito del Programma specifico “Cooperazione”, sono finanziate, in contesti di cooperazione transnazionale, attività di ricerca su questioni ambientali e in particolare su: energia, cambiamenti climatici, trasporti oltre che l'agricoltura e l'ambiente in senso più generale.
Il Programma comunitario LIFE+, invece, ha l'obiettivo di sostenere attività finalizzate a favorire l'implementazione e il rinnovamento delle politiche e normative comunitarie in materia ambientale.
Altro strumento di finanziamento previsto è CIP Eco Innovation volto a sostenere i processi di commercializzazione delle tecnologie ambientali e a favorire la diffusione delle attività eco-innovative.
La Commissione Europea e la Banca Europea per gli Investimenti (BEI) hanno provveduto ad articolare il programma di assistenza tecnica ELENA (European Local Energy Assistance) per sostenere attività propedeutiche volte a facilitare le amministrazioni locali nella presentazione di progetti per il miglioramento dell'efficienza energetica degli immobili pubblici e privati, favorendo anche interventi per l'impiego delle fonti energetiche rinnovabili e per la sostenibilità ambientale dei mezzi di trasporto, attraverso l'impiego di soluzioni di alimentazione energetica innovative non inquinanti.
Infine, un altro strumento finanziario previsto per il miglioramento delle condizioni ambientali che la Commissione Europea realizza con la BEI ed anche con la Banca di sviluppo del Consiglio d'Europa, è JESSICA (Joint European Support for Sustainable Investment in City Areas) con il quale si intende favorire l'edilizia sociale e l'accesso al credito a coloro che progettano piani di riqualificazione urbana in chiave eco-sostenibile.
Si dispone, pertanto, di un insieme articolato di fondi ambientali. Sta ad ogni Paese membro saperli recepire e tradurli efficacemente rispetto alle proprie specificità.
Che tipo di competenza devono avere i nuovi professionisti del green business?Le figure professionali che svolgono attività in campo ambientale devono avere uno spiccato carattere di sistemicità, flessibilità e integrazione di conoscenze e linguaggi diversi. Questo anche quando rivestono un carattere specialistico, in quanto devono garantire una visione e un governo unitario e integrato del territorio e dell'ambiente che rende necessario superare la frammentazione e settorializzazione degli interventi a favore di una logica di sistema che richiede di andare oltre la parcellizzazione delle competenze. Tali figure, dovendo perseguire le finalità dello sviluppo sostenibile devono, inoltre, saper condividere non solo conoscenze e capacità, ma anche valori, comportamenti e atteggiamenti. Ricomporre la dicotomia tra una formazione per le conoscenze e una formazione per i valori è la sfida ancora aperta di tutta la formazione ambientale, accanto a quella di una formazione progettata e realizzata in chiave rigorosamente sistemica. E', infatti, necessario favorire la costruzione di un sapere in grado di confrontarsi con la complessità e di sviluppare competenze trasversali per superare l'ottica degli specialismi disciplinari e introdurre nell'approccio sistemico una dimensione operativa capace di far fronte a situazioni complesse e non strutturate. Devono essere, infine, figure in grado di rispondere non solo ai fabbisogni espressi dai sistemi produttivi, ma anche di orientare i fabbisogni potenziali ovvero i fabbisogni conseguenti l'attuazione di politiche di sviluppo sostenibile e il miglioramento delle prestazioni ambientali dei sistemi produttivi.
A questi aspetti nodali le ricerche condotte dall'Area Progetto Ambiente-Ifolamb hanno dato già da tempo un contributo di ricerca, sia delineando modelli formativi innovativi da utilizzare in sede di progettazione e realizzazione di attività formative in chiave sistemica, sia individuando e descrivendo in termini di profilo professionale, compiti lavorativi, competenze professionali ed altri aspetti connotativi, circa 50 figure professionali innovative riferite a settori strategici per lo sviluppo sostenibile.
L'offerta formativa ambientale cresce di pari passo alla crescita delle opportunità? A livello nazionale negli ultimi anni si sono sviluppate molte attività formative volte a favorire e accelerare la fase di transizione verso la green economy: circa 2000 corsi su tematiche ambientati vengono offerti ogni anno da più di 500 enti di formazione, scuole, università ed altri soggetti. La formazione realizzata è in gran parte volta all'aggiornamento professionale o alla riconversione in chiave sostenibile delle attività produttive. Non mancano percorsi di livello medio - alto in grado di rispondere alla domanda di professioni che richiedono competenze sia sistemiche che specialistiche. Le attività formative proposte negli ambiti strategici per il raggiungimento degli obiettivi del 20, 20, 20 al 2020, come il risparmio e l'efficienza energetica, la mobilità sostenibile, la bioarchitettura e la certificazione ambientale, stanno aumentando notevolmente (nel 2010 un corso su cinque riguarda queste tematiche). In molti casi tali corsi offrono competenze e contenuti innovativi. Va detto, che laddove nel governo del territorio sono stati fatti investimenti importanti nell'ambito della green economy si è rafforzata in parallelo anche l'offerta formativa destinata alle nuove professionalità richieste. E' il caso della Lombardia, dove dopo l'approvazione delle normative sulla certificazione energetica degli edifici sono aumentati i corsi in questo ambito o della Puglia nella quale il forte investimento nella produzione di energie rinnovabili ha determinato un incremento delle attività formative. La formazione ambientale presenta, inoltre, buone ricadute dal punto di vista occupazionale. I dati rilevati dalle ricerche realizzate dall'Area Progetto Ambiente-Ifolamb sul rapporto tra formazione ambientale e mercato del lavoro sono positivi, nonostante l'attuale crisi economica, evidenziando un inserimento lavorativo a livelli medio-alti.
Infine, quali sono i settori dell'economia verde che potrebbero risultare più esplosivi nei prossimi anni? Le energie rinnovabili e l'efficienza energetica nei suoi campi applicativi prioritari che sono bioarchitettura, trasporti e mobilità sostenibile, rappresentano oggi gli ambiti a maggior impatto occupazionale. Attualmente, solo in Italia, sono circa 100 mila i lavoratori impegnati nel settore delle energie rinnovabili, ma potrebbero arrivare a 250 mila occupati nel 2020. Le potenzialità sono enormi, ma occorrono adeguate politiche di investimenti, un efficace sistema premiante rivolto a chi investe in fonti alternative, lo sviluppo di un'industria di settore e la capacità degli imprenditori di valorizzare la propria filiera produttiva, utilizzando le tecnologie rinnovabili. In Italia, nonostante una rilevante crescita delle energie rinnovabili (eolico e soprattutto fotovoltaico), si continuano a importare tecnologie dall'estero, le aziende tendono a collocarsi a valle della filiera e a presiedere le attività di distribuzione e installazione degli impianti più che investire in ricerca e sviluppo di tecnologie pulite in grado di produrre innovazione sia di processo che di prodotto, rendendosi competitive sui mercati nazionali e internazionali. E' necessario dare impulso ad una strategia che operi sul doppio versante delle energie rinnovabili, dell'efficienza e del risparmio energetico per poter ridurre la concentrazione di CO2 nell'atmosfera. Quanto all'efficienza energetica, un settore particolarmente rilevante per la diminuzione dei consumi energetici è quello dell'edilizia grazie allo sviluppo di tecnologie innovative e all'utilizzo di materiali ecocompatibili sia nella ristrutturazione del patrimonio edilizio pubblico e privato sia negli interventi di nuova edificazione. Si stima in 150 mila la nuova occupazione, solo per la riqualificazione dell'edilizia pubblica.
torna all'archivio